Vocabolario
Vernazzese - Italiano
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Vernazzese - Italiano
foto vernazza - cinque terre
“Ê PAÒLLE DÎ VÈCCI”, “Le Parole dei Vecchi”

La definizione di VOCABOLARIO dice: “Libro che raccoglie le parole di una lingua con le rispettive definizioni, oppure con le rispettive traduzioni in altra lingua/Il patrimonio lessicale di una lingua, di uno scrittore, o anche semplicemente di un individuo o di un gruppo”. Il Vocabolario Vernazzese - Italiano è questo e molto di più: è un viaggio attraverso parole, usi, tradizioni e persone ad ognuno di noi care, che non avrebbero mai definito questo testo un Vocabolario, bensì “Ê PAÒLLE DÎ VÈCCI”, “Le Parole dei Vecchi”, come mio marito mi ha suggerito di intitolare questo testo. Il Vernazzese, in realtà, non è una lingua, bensì un dialetto, ma per chi lo ha parlato e lo parla è stato ed è un modo di essere, di vivere, di pensare. Contrariamente a quanto accade di frequente, esso è, tuttora, utilizzato anche dalla maggior parte dei giovani del paese, ma, proprio ascoltando loro, mi sono resa conto di come, però, si sia italianizzato e di come tante, tantissime parole siano lontane nel tempo, ricordate ormai da un numero ristretto di persone e adoperate, forse, da una cerchia ancora più limitata, se non scomparse. Frequentemente, mi è capitato di risentire, con la forza della mente, mia nonna, le mie zie, i miei zii, “i vecchi”, in genere, pronunciare termini ed espressioni ormai desueti, ma bellissimi, musicali ed efficaci come solo quelli dialettali sanno essere. Ho avvertito, allora, l’esigenza personale di fissare su foglio tutto quel patrimonio che mi stava scivolando via dalla mente e che io volevo, invece, fissare e, possibilmente, arricchire. Ma come fare? Dove attingere il materiale? I miei dubbi sono stati di brevissima durata, poiché mi sono resa immediatamente conto che avevo la possibilità di chiedere aiuto ad una persona, affettivamente a me molto vicina, che sapevo, a priori, non mi avrebbe rifiutato l’appoggio necessario. Così è cominciata la collaborazione con Luigi Basso, mio padrino, e la nostra comune avventura, intrapresa quasi quattro anni orsono. Senza di lui sarei andata ben poco lontano, poiché è stato veramente il “pozzo di San Patrizio” da cui ho attinto tutto il materiale di seguito contenuto. Gli approcci al lavoro sono stati numerosi e diversi, poiché non è facile capire da dove cominciare per dare vita ad un vocabolario e quale percorso seguire per realizzarlo. È divertente ricordare che, per anni, entrambi abbiamo girato sempre con una penna e, almeno, un pezzo di carta in tasca per fissare “al volo” la parola che, altrimenti, avremmo dimenticato al momento opportuno. Inizialmente l’idea era quella di raccogliere solo parole ormai inutilizzate, ma l’impulso che ci ha guidato, progressivamente, verso questa attività si è consolidato fino a diventare la necessità di radunare non solo termini desueti, ma anche tradizioni, usi, abitudini, ormai dismessi o attenuati dal tempo, e parole di uso attuale, affinché niente o quasi vada perduto, affinché i Vernazzesi di oggi possano rinfrescare la memoria o imparare qualcosa, in base all’età, ed affinché i Vernazzesi di domani siano in grado di conoscere il dialetto passato ed attuale, poiché nessuno ha la facoltà di sapere quale sarà la sua sorte e, comunque, la sua evoluzione. Un altro presupposto era di compilare un Vocabolario Vernazzese – Italiano/Italiano – Vernazzese, poiché questa idea mi preocurava un piacevole concetto di completezza, ma, con il passare del tempo e l’accumulo di materiale, mi sono arresa al fatto che migliaia di vocaboli erano, al momento, sufficienti e che la parte Italiano – Vernazzese potrà dare seguito e completamento a questo lavoro in futuro. Nella tarda Primavera del 2007, Luigi ha avuto l’idea di proporre il nostro lavoro al Sindaco, Gerolamo Leonardini, che ha accettato di buon grado l’ipotesi di un’ eventuale pubblicazione da parte del Comune di Vernazza. In seguito a ciò, credo di poter dire che sia Luigi, sia io abbiamo sentito inconsciamente il desiderio, da aggiungere alle motivazioni già esposte, di ringraziare e far rivivere, anche solo per un momento, tutte quelle persone che, per decenni e decenni, hanno costruito questo patrimonio, se ne sono servite e, fino a che è stato loro possibile, ce lo hanno tramandato, affinché nessuno di noi lo dimenticasse. Naturalmente, non abbiamo mai avuto la presunzione di pensare di aver raccolto tutto. Molto è stato fatto, ma molto rimane ancora da fare. La speranza è che chi conosce altre parole, possibilmente scomparse o di raro uso, si senta invogliato a dare il proprio contributo, per arricchire il materiale già raccolto, un po’ come si fa per ogni vocabolario che si rispetti, dove, normalmente, entrano parole nuove dovute all’evoluzione della lingua, mentre la ricerca della terminologia di un dialetto è, soprattutto, un cammino a ritroso pieno di scoperte, di meraviglie, di divertimento e, perché no, anche di un pizzico di nostalgia.

Genova, 12 Ottobre 2008
Maria Grazia Rollando
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